31 dicembre 2025
(a cura di Fernando Ciapparoni)

Premessa

Riprendo un articolo di qualche mese fa riorganizzando i contenuti ma soprattutto aggiornando i valori di volatilità implicita.

Di cosa stiamo parlando?

La volatilità implicita è un valore derivato dai prezzi di mercato delle opzioni e rappresenta l’aspettativa degli operatori di mercato sulla futura volatilità del sottostante. Si calcola, in sostanza, facendo il “contrario” delle formule di valutazione delle opzioni, come quella di Black-Scholes, inserendo il prezzo di mercato dell’opzione e calcolando la volatilità necessaria per giustificare quel prezzo.

La volatilità implicita va tenuta in conto nell’analisi dei certificati perché agisce come boost al prezzo essendo i certificati strutturati attraverso le opzioni.

Un innalzamento della volatilità implicita tende a deprimere il prezzo dei certificati, ma è anche vero che, quando la volatilità sale, gli emittenti riescono a strutturare dei prodotti con payoff migliore. Sono considerazioni di cui occorre tenere conto quando si sceglie un certificato o, meglio il timing di acquisto.

Prima di analizzare l’andamento della volatilità implicita di un certo numero di sottostanti vediamo alcune informazioni sul suo calcolo, sulla sua importanza ed un esempio pratico di calcolo. In ogni caso, si possono trovare in rete i valori attuali di tutti i titoli che sono sottostanti ai certificati.

Come si calcola la volatilità implicita:

  • Scelta dell’opzione: si sceglie un’opzione (call o put) con un prezzo di mercato rilevante per il sottostante in questione.
  • Ricerca dei parametri: si identificano i seguenti parametri dell’opzione e del sottostante:
    • Prezzo del sottostante (S): Il prezzo corrente del titolo o indice sottostante.
    • Prezzo strike (K): Il prezzo di esercizio dell’opzione.
    • Tempo alla scadenza (T): Il tempo residuo fino alla scadenza dell’opzione, espresso in anni.
    • Tasso di interesse (r): Il tasso di interesse senza rischio.
    • Prezzo dell’opzione (C o P): Il prezzo di mercato dell’opzione.
  • Applicazione della formula (Black-Scholes): si applica la formula di Black-Scholes, o una formula simile, per il calcolo del prezzo teorico dell’opzione. La formula richiede come input, tra gli altri, la volatilità del sottostante.
  • Ricerca della volatilità: si modifica il valore della volatilità nella formula fino a quando il prezzo teorico dell’opzione ottenuto non corrisponde al prezzo di mercato dell’opzione. Questo valore di volatilità è la volatilità implicita.

Metodi di calcolo:

  • Soluzione numerica: la formula di Black-Scholes, essendo non lineare, non è invertibile analiticamente. Pertanto, la volatilità implicita si ricava solitamente attraverso una soluzione numerica, come la ricerca iterativa.
  • Metodo grafico: è possibile utilizzare un grafico per visualizzare il prezzo teorico dell’opzione in funzione della volatilità e individuare il valore che corrisponde al prezzo di mercato.

Calcolatrici online:

Sono disponibili numerose calcolatrici online che consentono di calcolare la volatilità implicita inserendo i parametri dell’opzione.

Volatilità Storica

La volatilità storica è una misura statistica che indica quanto il prezzo di un asset (azioni, indici, valute, ecc.) è variato in passato rispetto alla sua media. In pratica, rappresenta il grado di incertezza o rischio osservato storicamente.

Differenza Fra Volatilità Storica ed Implicita

La volatilità storica misura quanto il prezzo di un asset è variato in passato, il suo calcolo è basato su dati storici (rendimenti passati) ed è retrospettiva, descrive cioè il rischio osservato.

La volatilità implicita stima la volatilità futura deducendola dai prezzi delle opzioni, si calcola come abbiamo descritto sopra utilizzando il prezzo corrente dell’opzione ed è prospettica, riflette quindi le aspettative del mercato sul rischio futuro.

Importanza Della Volatilità Implicita:

  • Indicatore di sentiment: la volatilità implicita è un indicatore del sentiment degli operatori di mercato riguardo alla futura volatilità del sottostante.
  • Fattore nel pricing delle opzioni: la volatilità implicita è un fattore fondamentale nella valutazione delle opzioni.
  • Strumento di trading: i trader possono utilizzare la volatilità implicita per sviluppare strategie di trading basate sull’aspettativa di cambiamenti di volatilità.

Esempio Pratico:

Per trovare la volatilità implicita di un’opzione call con scadenza a 30 giorni su un titolo che costa $100, con strike a $105, tasso di interesse 2% e prezzo dell’opzione $5, si utilizza un metodo iterativo o una calcolatrice online per trovare il valore della volatilità che, inserito nella formula di Black-Scholes, restituisce un prezzo teorico di $5.

Impatto Della Volatilità sulle Opzioni e Sui Certificati

L’impatto della volatilità sul prezzo delle opzioni è fondamentale perché la volatilità è uno dei principali driver del premio (o prezzo) di un’opzione. Premetto di non essere un “professionista” delle opzioni, le ho tradate diverse volte nel corso degli anni perché sono curioso, ma senza continuità e con poca strutturazione (quindi anche male probabilmente 😊). Nonostante ciò, ne capisco abbastanza bene il funzionamento per avere chiaro lo scenario che si ha nei certificati di investimento. Cerco di seguito di spiegare, a modo mio, cosa sottende alla struttura di un certificato senza per questo fare una trattazione esauriente sulle opzioni, in modo da permettervi di capire a cosa fare attenzione prima di acquistare un prodotto o semplicemente trovare la chiave di lettura per confrontarne alcuni che ci sembrano simili.

Nei modelli di pricing (es. Black-Scholes), la volatilità è il parametro che misura l’incertezza sul prezzo futuro del sottostante. Quindi:

  • Maggiore volatilità = maggiore probabilità che il prezzo si sposti significativamente quindi più chance che l’opzione finisca in-the-money

L’effetto diretto sarà perciò:

  • Opzioni call e put: entrambe aumentano di valore quando la volatilità cresce, perché aumenta la probabilità di movimenti ampi (sia verso l’alto che verso il basso).

La Sensibilità alla volatilità si misura con il Vega, (una delle “Greche”). Il Vega indica quanto varia il prezzo dell’opzione se la volatilità implicita cambia di 1 punto percentuale. Opzioni con scadenza più lunga e strike vicino al prezzo corrente hanno Vega più alto, cioè, sono più sensibili alla volatilità.

L’impatto pratico sarà pertanto:

  • Se la volatilità implicita aumenta, il premio delle opzioni sale.
  • Se la volatilità scende (mercato stabile), il premio cala.

Stante che tutti i certificati di investimento a capitale condizionatamente protetto sono tutti strutturati attraverso opzioni (sono gli strumenti che gli Emittenti acquistano e/o vendono per garantire il flusso cedolare ed il loro guadagno) risulta evidente che la variazione del prezzo delle opzioni determinata dalla variazione della volatilità dei sottostanti ha un impatto significativo sul prezzo dei nostri certificati 😊.

Se, come abbiamo visto, quando la volatilità implicita sale, il costo delle opzioni aumenta, l’effetto pratico di tale aumento sui certificati si può riassumere come segue:

  • Per i Certificati già emessi:
    • Se il certificato incorpora opzioni vendute (i Cash Collect Long), un aumento della volatilità fa scendere il valore del certificato sul mercato secondario.
    • Se incorpora opzioni comprate (Certificati Reverse), il valore può salire.
  • Per le nuove emissioni:
    • Maggiore volatilità implica premi più alti per le opzioni e pertanto strutture meno “generose” (cedole più basse, barriere più strette) per mantenere la stessa protezione.

Sull’ultimo punto verrebbe facile da eccepire. Ma come, aumenta la volatilità e gli Emittenti stringono la cinghia??? Mi sembrerebbe il contrario! E invece no. Gli emittenti spesso ci “attirano” con una cedola più generosa ma, in realtà, poi, ci riducono la barriera…

Tenete a mente queste considerazioni:

I certificati a capitale condizionatamente protetto (prendiamo un semplice Cash Collect) sono costruiti dall’Emittente con opzioni vendute (tipicamente put) per finanziare le cedole.

Cosa abbiamo detto che succede se la volatilità sale?

  • Il prezzo delle opzioni vendute sale, l’emittente incassa di più, ma il rischio di barriera aumenta.
  • Per mantenere lo stesso profilo di rischio e margine, la banca non può semplicemente alzare la cedola senza aumentare il rischio.

Quindi, per bilanciare:

  • O la cedola scende
  • O la barriera sale
  • O l’Emittente rischia il collo….

Analisi Dei Sottostanti In Termini Di Volatilità

Quando cerchiamo nella cesta dei prodotti quello che “ci piace di più“, spesso ci dimentichiamo di dare una occhiata alla volatilità dei sottostanti, magari perché non ne capiamo il senso o non sappiamo confrontarla o banalmente perché guadiamo sottostanti, cedole, barriere, eventuali “accessori” (star, airbag, fixed…) e ci fermiamo li. Anche no!

La combinazione dei sottostanti in un certificato è importante. Trascuro per ora la questione “basket correlato” Vs “basket decorrelato” e mi soffermo sulla volatilità.

Se ho nel certificato tre sottostanti di cui due a volatilità 20 e uno a 50, non si fa la media del pollo. Dire che la volatilità media del certificato è 30 non è corretto, lo è matematicamente, ma non è questo il punto. Il driver del vostro certificato è il sottostante con volatilità 50. È lui che maggiormente da la “spinta” all’ampiezza delle cedole, perché è lui che (sulla carta, attenzione) tenderà a mettere più a rischio il vostro investimento.

Avrete sicuramente notato come gli Emittenti si divertano a creare certificati con sottostanti un po’ naif con volatilità oltre 60 (talvolta anche 100) e cedole (potenziali) da brivido. Personalmente le ritengo più scommesse che investimenti, ma poi ognuno ha il suo livello di sopportazione (assuefazione?) al rischio 😊.

Una cosa che possiamo fare, se abbiamo i dati, è anche confrontare la volatilità del titolo Pippo oggi rispetto a due mesi fa o a sei mesi fa per vedere se il sentiment su quel sottostante è mutato in un senso o nell’altro.

Ma potremmo anche mettere in relazione la volatilità storica del titolo pippo con quella attuale. In questo modo andiamo a vedere quale è il sentiment futuro su pippo rispetto al sentiment storico del mercato sul medesimo sottostante. In questo modo metto in relazione una vista prospettica con una retrospettiva.

Bene, ma tutte queste info dove le troviamo? In rete, una ad una con tanta pazienza… ma se non avete tempo o pazienza ho fatto questo collage apposta 😊.

Che cosa andiamo a mettere in tabella

Esaminiamo ora i valori di volatilità implicita e storica di alcuni titoli che sono sottostanti comuni di molti certificati.

Per valutarne le variazioni prendiamo come momento “zero” il 19 marzo 2025, circa 10 giorni prima dell’annuncio da parte dell’amministrazione americana dell’imposizione dei dazi.

Andremo a valutare oggi, 31 Dicembre 2025, e nei prossimi mesi, l’impatto dei dazi e della evoluzione della situazione finanziaria sulla volatilità dei titoli nel corso del tempo. Le tabelle che seguono saranno quindi aggiornate via via che cambia la situazione economico-finanziaria internazionale.
I titoli presi in considerazione sono oltre 200 e, nel loro complesso, sono utilizzati in oltre il 95% dei certificati a capitale condizionatamente protetto oggi sul mercato.

In questa analisi ho preferito suddividere i titoli in gruppi più o meno omogenei rispetto al settore di appartenenza sebbene tantissime altre aggregazioni possano essere validamente effettuate. È evidente che titoli appartenenti allo stesso settore hanno volatilità diverse in funzione del mercato/borsa di quotazione. Facile vedere come, ad esempio, il Nasdaq sia molto più volatile di Piazza Affari.

Come potete ben immaginare la volatilità nel mese dei dazi si è alzata tantissimo per poi riscendere lentamente da aprile ad oggi dove i valori sono assai bassi.

Esaminiamo i basket uno ad uno. Nelle tabelle ho inserito anche l’ultimo valore disponibile per il titolo e la forchetta minimo massimo nelle ultime 52 settimane per capire come si è mosso ciascun sottostante negli ultimi 12 mesi.

Conclusioni e Considerazioni Personali

Premesso che nessuno regala nulla in ambito finanziario, è necessario analizzare bene cosa si desidera acquistare perché un rendimento “più alto” si accompagna sempre con un rischio maggiore. La presunta “generosità” degli Emittenti in taluni casi è in realtà “pelosa”, perché ognuno tira l’acqua al proprio mulino, sebbene i certificati di investimento siano, forse, l’unico tipo di investimento dove il concetto di Win-Win Emittente-Investitore trovi una sua vera identità.

Vi consiglio di stampare qualcuna delle tabelle (o forse tutte) o comunque di tenerle da parte, perché una occhiata in più quando si desidera acquistare è sempre buona norma. Sarà mia cura tenerle aggiornate ogni tre quattro mesi perché il dato più è fresco e meglio è 😊.

Le tabelle in Excel, se vi volete divertire a fare analisi diverse rispetto alle mie, le potete trovare Qui (link al file excel), i valori esposti sono quelli del 31 dicembre 2025.

Buon gain a tutti!

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